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Musa e Cinema

di Sergio Gaddi

Assessore alla cultura – Comune di Como 

La potenza estetica di Kubrick concentrata nello sguardo trasfigurato del soldato palla di lardo in Full Metal Jacket, l’integrità virile di Leonida alle Termopili in 300, sublimamente affiancato dalla moglie, esempio perfetto e titanico di irraggiungibile compagna che chiunque vorrebbe avere al fianco almeno un giorno nella vita, la travolgente ironia di Amici miei specchio di una superiore intelligenza dei personaggi: sono solo alcuni esempi di immagini che diventano emblema, entrano nel patrimonio culturale collettivo di conoscenze che certamente superano per notorietà e diffusione i singoli film che le hanno generate. Ed ecco quindi che queste e altre scene, prese da una serie di film entrati nella storia e fissate sulla tela da Fabrizio Musa, non sono la semplice o casuale riproduzione di fotogrammi estratti dalla pellicola, ma vivono come opere autonome il cui valore va molto al di là della pura rappresentazione, arrivando ad esprimere un’idea precisa e un’estetica puntuale dell’universo stesso del cinema.  Sono momenti pittorici che entrano nella categoria senza tempo del mito, proprio perché riescono a distillare e concentrare nello spazio sintetico di una singola scena tutto il valore e la potenza non solo del film dal quale derivano, ma anche dell’intero universo di segni, simboli e valori ai quali il film stesso è agganciato. E ancora Rocky, le Iene, Tarantino, Clark Gable e Anna Magnani. La tecnica del bianco e nero, principale mezzo espressivo di Musa superata solo raramente dalle vigorose striature di rosso o di azzurro, esalta la tensione del quadro e l’analisi psicologica dei personaggi. L’approfondimento continuo e incessante di Musa sui linguaggi della contemporaneità, primo fra tutti il cinema, lo porta verso la produzione di opere che nell’istante dell’azione evocano le categorie dell’intuizione e della conoscenza, ribaltando meravigliosamente il rapporto di senso tra soggetto e mezzo. Non quadri “chiusi”, quindi, che limitano l’informazione al puro rimando cinematografico, ma tele “aperte” per testimoniare e trasmettere il senso e la potenza di un’epoca, di una storia, di una vita. In questo senso Fabrizio Musa riesce a creare un dialogo tra lo spazio sconfinato del sogno cinematografico e un universo di punti di riferimento che dà vita alla modernità.  L’assessorato alla cultura del Comune di Como, nell’ambito dello sviluppo delle politiche culturali per la valorizzazione dei giovani artisti e sulla base del riconosciuto valore della cultura come motore dello sviluppo urbano, sostiene con convinzione questa mostra di Sarzana dedicata ad una delle personalità più interessanti della scena artistica contemporanea.