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Per Lei New York City

di Barbara Meneghel

In origine, nella cultura araba, la parola Harem significava etimologicamente "vietato". Vietato, evidentemente, al versante maschile,  in quanto comunita' composta di sole donne. 
Nicchia femminile che evoca fascinazioni orientaleggianti, sensualismi esotici e richiami erotici, con quel quid di misterioso e inaccessibile che una situazione esclusivamente "in rosa" implica nei confronti degli uomini. 
Qualcosa di simile a quest'atmosfera si ritrova nell'ultima serie di lavori di Fabrizio Musa, realizzati per il neonato locale newyorkese Per lei.
Opere che dischiudono una dimensione interamente femminile, celebrazione iconica della bellezza contemporanea senza alcuna eccezione ammessa all'esclusivita' della donna. Della donna e della sua immagine.
Trattata senza soluzione di continuita' fin dalle origini dell'arte occidentale (e soltanto occidentale, si noti. La cultura islamica, ad esempio, vieta la rappresentazione del volto femminile), eppure ancora lontana dalla saturazione iconografica del nostro tempo.
Piuttosto, interpretabile e continuamente rinnovabile a seconda delle coordinate spazio-temporali e culturali, a seconda del contesto storico e sociologico.
Nasce cosi' una galleria di ritratti di dimensioni variabili in cui sono protagoniste la freschezza, l'immediatezza, la genuinita' di giovani donne per le quali - e' vero - sono rispettati alla lettera i canoni stereotipati della bellezza femminile.
Ma senza che questo implichi la presenza di pose eccessivamente costruite, di risvolti apertamente erotici, o di falsificazioni estetiche da pubblicita'. 
Le modelle ritratte da Musa, al contrario, sono colte nella spontaneita' di un gesto, di un sorriso, di un movimento.
Fissate il piu' delle volte in primi piani, sembrano ignorare l'obiettivo del fotografo e l'occhio dell'artista, pur rimanendo estremamente, sensualmente, femminili. L'evidente impronta cinematografica, non nuova nel linguaggio espressivo di Musa, rimanda ad una serie di frames da pellicola, giocando tra il bianco e nero e un colore di forte ascendenza pop. 
Tecnicamente, e' di nuovo il perfetto equilibrio tra arte digitale e intervento pittorico a fare da base: la trasposizione dello scatto fotografico sulla tela contribuisce ulteriormente all'effetto di dinamismo e immediatezza dell'immagine, allontanando qualsiasi possibile rischio di leziosita'. 
E la vicinanza allo Warhol delle storiche icone del cinema e della pubblicita' nulla toglie all'originalita' di un'interpretazione molto piu' mossa, fresca, dinamica rispetto alla staticita' pop.
La', la plastificazione pubblicitaria freddamente e volutamente ironica, specchio di una societa' dell'immagine sempre piu' edonistica.
Qui, il recupero di un'anima del soggetto e dell'opera.
In bilico tra l'essere persona e l'essere personaggio, le donne di Fabrizio Musa riempiono della propria immagine un nuovo locale a vetrate sulla 71ma Strada. E ne fanno un piccolo, accattivante harem nel centro di Manhattan.