Logo
1 Wall Novocomum.xxl.txt
2 Wall Asilo Sant'Elia.xxl.txt
3 Wall Ticosa.xxl.txt
4 Wall Torino Mario Botta
5 Wall Paint Duomo.txt
6 Wall Paint Diabolik.txt
7 Musei Civici di Monza
 

Public Art > 1 Wall Novocomum.xxl.txt

01_1400937249.jpg 02_1111892546.jpg 03_394013757.jpg 04_1472565113.jpg 05_336451771.jpg 06_421637575.jpg 08_1787696368.jpg 09_1465223320.jpg 10_2108804731.jpg 11_2054261322.jpg 12_1487298717.jpg 13_1159115474.jpg 14_1070017360.jpg 15_2011746607.jpg 16_1147127332.jpg 17_348589700.jpg 18_1749124541.jpg 19_799081634.jpg 20_1828948305.jpg 21_1531270221.jpg 22_1319816681.jpg 23_2131300498.jpg 24_357343980.jpg 25_477646974.jpg 26_1943880196.jpg 27_1660670943.jpg 28_1060303454.jpg

RIDEFINIRE IL CONTESTO
di Roberto Borghi

Prima di essere un murales , o un insolito trompe-l'oeil , cio' che Fabrizio Musa ha realizzato su di un muro del centro storico di Como e' un dipinto. Questa affermazione apparentemente scontata sottintende una consapevolezza che scontata non lo e' affatto: la pittura, prima di essere una tecnica espressiva, o un genere artistico tra gli altri, e' una dimensione in grado di ampliare, sovvertire, reinventare il nostro rapporto con il reale. Un'immagine dipinta, quando possiede l'intensita' necessaria a farsi guardare, si insinua talmente nello sguardo del suo spettatore da ridefinirne i parametri visivi, le modalita' percettive, gli strumenti di approccio alla realta'.
Guardando quest'ultima, imponente opera di Fabrizio Musa mi sono ricordato di quel celebre aneddoto orientale in cui si narra di come un imperatore cinese avesse un giorno domandato al primo pittore della sua corte di cancellare la cascata che questi aveva dipinto a fresco sul muro del palazzo, perche' il rumore dell'acqua gli impediva di dormire. Mi auguro che nessuno chieda mai all'artista di annullare il suo colossale lavoro: ma anche in questa immagine, come in quella realizzata dal pittore cinese, una presenza attraversa la rappresentazione, un movimento inaspettato avvolge e in parte scuote chi la guarda. Forse Musa ha scelto di dipingere il Novocomum anche per quell'inatteso dinamismo circolare che caratterizza l'edificio, e che il dipinto esalta ulteriormente. Di certo l'originale architettonico e la sua copia pittorica possiedono la stessa capacita' di generare meraviglia, la medesima facolta' di stupire anche il piu' occasionale degli spettatori e - attraverso questo stupore - di invitarlo a riconsiderare il contesto in cui sia l'opera che il suo oggetto di riferimento sono posti.
Il dipinto eseguito da Fabrizio Musa celebra Terragni in molti modi, ma in uno in particolare. Trovandosi poco distante dal quartiere della Cortesella, richiama perlomeno idealmente la figura del grande architetto alle soglie di una zona della citta' che da lui avrebbe potuto ricevere un importante contributo. La vicenda della mancata ristrutturazione della Cortesella a opera di Terragni rappresenta una delle tante occasioni mancate per ripensare coraggiosamente il tessuto urbano di Como. La realizzazione di quest'affresco induce tutto sommato a sperare che ci sia ancora qualche possibilita' per farlo.
Trasformando un muro vuoto e spoglio in un immenso dipinto, Fabrizio Musa ha dimostrato che l'arte e' lo strumento piu' opportuno per colmare le lacune estetiche del territorio. L'apporto della pittura, in questo caso, non ha solo ridefinito il contesto formale della citta', ma anche dimostrato che persino quello sostanziale puo' essere radicalmente mutato.

NOVOCOMUM XXL
di Sergio Gaddi
assessore alla cultura Comune di Como

Il Novocomum di Giuseppe Terragni appare a sorpresa nel centro citta'.
Una opera di trasformazione urbana che in un solo momento riduce la distanza di cento anni di storia, scuote i percorsi della consuetudine cittadina e riqualifica la semplice parete di un edificio civile.
E diventa un'opera d'arte in senso pieno ed effettivo, un'opera che vive grazie al prodotto del genio di Terragni e alla visione post-contemporaneo di Fabrizio Musa, artista comasco tra i piu' promettenti con un serio bagaglio di esperienze di riconoscimenti internazionali.
Il linguaggio digitalizzato della scanner art di Musa duplica l'architettura rivoluzionaria del maestro del razionalismo in un'estensione di significato che diventa patrimonio della citta'.Questa la ragione per la quale il comune di Como ha deciso di sposare l'idea del giovane artista e di produrre direttamente, grazie alla illuminata disponibilita' dei proprietari dello stabile e con l'aiuto di energie private, questo enorme murales come segno di omaggio al grande architetto nel primo centenario della nascita.
Un'opera che potra' vivere e restare nel tessuto dell'identita' della nostra citta', che piu' di ogni altra al mondo custodisce il patrimonio architettonico di Terragni e che ha voluto celebrare degnamente il 2004 con una serie di mostre ed eventi culturali internazionali.
Como ha scelto con decisione la via dell'investimento culturale come fattore strategico per il suo sviluppo futuro; l'idea di voler esser sempre piu' laboratorio creativo per l'elaborazione di tendenze e' una sfida che si gioca negli orizzonti internazionali della pittura, della fotografia, della scultura, dell'arredo e della riqualificazione urbana.
Il grande murales di Musa interroga il linguaggio del sinbolo, entra in relazione con la modernita' senza tempo di architettura sempre viva e riesce a sfuggire alla logica del particolare del contingente per arrivare a trasmettere a tutti il senso pieno della progettualita'.
Un esperimento audace, dunque, di un artista contemporaneo armato degli strumenti tecnologici dell'oggi che attraverso un filtro della sua sensibilita' ha saputo entrare in relazione diretta con Giuseppe Terragni, riuscendo a dialogare con la modernita' delle linee straordinariamente forti ed attuali del Novocomum.

INTERVISTA DI CARLO GHIELMETTI A FABRIZIO MUSA
di Carlo Ghielmetti

Carlo Ghielmetti : Mi sono messo nei panni di uno spettatore qualunque. Ovvero di chi passando, distrattamente o volutamente, di fronte al tuo wall painting si fermi e, trascorsi alcuni momenti di stupore, si chieda perche' e' stato fatto questo murales, perche' quel soggetto e perche' proprio li', su quella parete cieca a due passi dal Duomo.

Fabrizio Musa : Sarebbe troppo semplice rispondere con una frase di Le Corbusier che "Sono nato per guardare immagini e disegnare". In realta', penso che inizialmente ci sia stata quella componente che io chiamo 'innatismo inconscio', ovvero sono stato aiutato dal fatto di essere comasco, di aver sempre vissuto a Como, a contatto visivo, fisico e spirituale con le architetture di Giuseppe Terragni, fin dai primi anni della mia infanzia.

C.G. Sono d'accordo, come anche concordo sul fatto che l'inizio delle celebrazioni per il primo centenario della nascita di Terragni sia servito da elemento scatenante per la creazione artistica. Pero', sono anche convinto che tutto cio' non basti. Ad esempio, perche' proprio il Novocomum, e non un'altra architettura.

F.M. Il Novocomum e' l'architettura di Terragni che piu' mi ha intrigato, interessato, incuriosito. L'ho vista, rivista, studiata... non ho mai perso l'occasione per passarle di fianco e, quando possibile, di entrare nel ventre di questo emorme edificio che mi dava al tempo stesso l'idea di una grande solidita', ma anche di un'enorme leggerezza. Per un pittore come me, inoltre, le sue forme erano un'attrazione troppo forte, da poterne rimanere insensibile.

C.G. Da quanto mi stai dicendo, pero', si intuisce che dietro tutto il tuo lavoro ci sia uno studio, anche teorico del Razionalismo. A tal proposito, avrai ben presente il fotomontaggio apparso sulla rivista "Quadrante", dove vengono sovrapposte le architetture del Duomo di Como, della cappella dello Juvarra e proprio del Novocomum.

F.M. Assolutamente si'. Posso dire che sono partito proprio proprio da quel fotomontaggio.

C.G. Spiegati meglio.

F.M. Nelle mie intenzioni volevo riportare nel centro storico di Como, all'interno delle mura cittadine, un'architettura moderna, significativa come quelle di Giuseppe Terragni. Quella del Novocomum mi e' sembrata fin da subito la piu' adatta, sia per riprendere l'immagine del fotomontaggio, ma soprattutto per creare una linea di continuita' tra questo edificio, ricostruito 'virtualmente', il Duomo, la sua cupola, e la Casa del Fascio che dista solo un centinaio di metri piu' in la'.

C.G. e' forse questo il motivo per cui non hai utilizzato l'immagine del Monumento ai Caduti che, formalmente, con il suo sviluppo verticale, sarebbe stato piu' semplice da rappresentare?

F.M. Non e' solo un problema formale, anche perche' quello che ho dipinto e' in realta' solo un particolare dell'edificio, sul quale ho giocato prospetticamente. Ma mi piaceva l'idea di dipingere una casa sulla casa, cercando di riportare cosi' anche le storie, le vite che in queste due case si sono svolte.

C.G. Parlando pero' di prospettiva, mi sembra di cogliere che uno dei pregi del tuo wall painting sia proprio il fatto che lo si possa vedere da piu' angolazioni, ciascuna delle quali rida' delle suggestioni particolari.

F.M. e' vero; per questo mio lavoro, parlo di 'prospettiva disorientante'. Ho giocato su una esasperazione della visione. Ovvero, la prospettiva da cui sono partito e' colta dal basso verso l'alto. D'altro canto, non ho mai smesso di considerare questa parete come un'immensa tela e che quindi la sua visione dovesse essere colta correttamente anche a 30... 40... 50 metri di distanza, come si fa con i quadri in una stanza.

C.G. Non solo... la parete ha anche uno sfogo su una stradina che provoca una visione da trompe l'oeil.

F.M. e' vero, arrivando da piazza Gobetti, la parete sembra gonfiarsi... sembra fare una pancia che avvicinandosi si raddrizza e scompare.

PENSARE ALLA GRANDE
di Attilio Terragni

Come si celebra e si ricorda l’opera e la figura  di un architetto moderno? Fino ad oggi con una singola mostra monografica delle opere e un catalogo, redatto grazie all'apporto di pochi critici specializzati. Per GT04 celebrare significa invece esprimere la nostra simultaneita' con le opere del passato. Un prototipo costitutito da manifestazioni che appartengono a tutte le sfere dell’arte e alle quali tutti i cittadini abbiano il diritto di partecipare attivamente.

Como e' in questo 2004 un laboratorio per le celebrazioni di Giuseppe Terragni e, camminando per la citta', si incontrano i segni di questa sperimentazione, programmata e spontanea. A pochi passi dal Duomo, ad esempio, l’opera di Fabrizio Musa ci svela un’affascinante forma di simultaneita' con una visione di Giuseppe Terragni.

L’origine della performance artistica di Musa risiede infatti in un fotomontaggio di Giuseppe Terragni. Nel numero monografico di “Quadrante” sulla Casa del fascio c’e'  un’immagine/collage nella quale il profilo del Novocomum si staglia sopra l’immagine del Duomo, mettendo cosi' tre epoche a confronto: il Duomo dei maestri comacini, la cupola dello Juvarra e il moderno Novocomum.
Proprio sognando il fotomontaggio, il wall painting di Musa riporta quell’idea miracolosamente a disposizione di tutti i cittadini. Da uno dei punti della citta' dove la visione della cupola e' piu' straordinaria l’immagine del Novocomum realizzata da Musa e' ancora perfettamente in grado di dialogare, per noi, con l’imperturbabile presenza del Duomo. E un’immagine moderna nel centro della citta' storica e' una specie di vittoria sul vuoto che circonda da troppo tempo i monumenti del passato. Questa apparizione, questa sorpresa dello straniero, ci procura una vittoria sulla distanza storica imposta dagli “specialisti” tra noi e i monumenti della citta' e ci offre una sorpresa che riflette la presenza massiccia del tempo e l’abbondanza dei temi particolari, complessi e divergenti di cui dovrebbe essere formata la storia di una Como finalmente europea.
 
Creare un’opera che rivaleggiasse con il mondo antico e non ne fosse solo un riflesso ma quasi il suo doppio e' un’idea di storia con la quale Giuseppe Terragni aveva caratterizzato il modo italiano di pensare la modernita'. Porre l’architettura nuova accanto all’antica non e'   uno spazio del vago e dell’incerto, ma della dismisura, e implica un aspetto positivo troppe volte trascurato: permette di pensare alla grande.