COMO _ WALL PAINT OPERA PUBBLICA PERMANENTE "NOVOCOMUM XXL.TXT"

PENSARE ALLA GRANDE

Come si celebra e si ricorda l’opera e la figura di un architetto moderno? Fino ad oggi con una singola mostra monografica delle opere e un catalogo, redatto grazie all'apporto di pochi critici specializzati. Per GT04 celebrare significa invece esprimere la nostra simultaneità con le opere del passato. Un prototipo costituito da manifestazioni che appartengono a tutte le sfere dell’arte e alle quali tutti i cittadini abbiano il diritto di partecipare attivamente.
Como e' in questo 2004 un laboratorio per le celebrazioni di Giuseppe Terragni e, camminando per la città, si incontrano i segni di questa sperimentazione, programmata e spontanea. A pochi passi dal Duomo, ad esempio, l’opera di Fabrizio Musa ci svela un’affascinante forma di simultaneità con una visione di Giuseppe Terragni.
L’origine della performance artistica di Musa risiede infatti in un fotomontaggio di Giuseppe Terragni. Nel numero monografico di “Quadrante” sulla Casa del fascio c’è un’immagine/collage nella quale il profilo del Novocomum si staglia sopra l’immagine del Duomo, mettendo così tre epoche a confronto: il Duomo dei maestri comacini, la cupola dello Juvarra e il moderno Novocomum.
Proprio sognando il fotomontaggio, il wall painting di Musa riporta quell’idea miracolosamente a disposizione di tutti i cittadini. Da uno dei punti della città dove la visione della cupola è più straordinaria l’immagine del Novocomum realizzata da Musa è ancora perfettamente in grado di dialogare, per noi, con l’imperturbabile presenza del Duomo. E un’immagine moderna nel centro della città storica è una specie di vittoria sul vuoto che circonda da troppo tempo i monumenti del passato. Questa apparizione, questa sorpresa dello straniero, ci procura una vittoria sulla distanza storica imposta dagli “specialisti” tra noi e i monumenti della città e ci offre una sorpresa che riflette la presenza massiccia del tempo e l’abbondanza dei temi particolari, complessi e divergenti di cui dovrebbe essere formata la storia di una Como finalmente europea.
Creare un’opera che rivaleggiasse con il mondo antico e non ne fosse solo un riflesso ma quasi il suo doppio è un’idea di storia con la quale Giuseppe Terragni aveva caratterizzato il modo italiano di pensare la modernità. Porre l’architettura nuova accanto all’antica non è uno spazio del vago e dell’incerto, ma della dismisura, e implica un aspetto positivo troppe volte trascurato: permette di pensare alla grande.

Attilio Terragni

RIDEFINIRE IL CONTESTO

Prima di essere un murales , o un insolito trompe-l'oeil , ciò che Fabrizio Musa ha realizzato su di un muro del centro storico di Como è un dipinto. Questa affermazione apparentemente scontata sottintende una consapevolezza che scontata non lo è affatto: la pittura, prima di essere una tecnica espressiva, o un genere artistico tra gli altri, è una dimensione in grado di ampliare, sovvertire, reinventare il nostro rapporto con il reale. Un'immagine dipinta, quando possiede l'intensità necessaria a farsi guardare, si insinua talmente nello sguardo del suo spettatore da ridefinirne i parametri visivi, le modalità percettive, gli strumenti di approccio alla realtà.
Guardando quest'ultima, imponente opera di Fabrizio Musa mi sono ricordato di quel celebre aneddoto orientale in cui si narra di come un imperatore cinese avesse un giorno domandato al primo pittore della sua corte di cancellare la cascata che questi aveva dipinto a fresco sul muro del palazzo, perchè il rumore dell'acqua gli impediva di dormire. Mi auguro che nessuno chieda mai all'artista di annullare il suo colossale lavoro: ma anche in questa immagine, come in quella realizzata dal pittore cinese, una presenza attraversa la rappresentazione, un movimento inaspettato avvolge e in parte scuote chi la guarda. Forse Musa ha scelto di dipingere il Novocomum anche per quell'inatteso dinamismo circolare che caratterizza l'edificio, e che il dipinto esalta ulteriormente. Di certo l'originale architettonico e la sua copia pittorica possiedono la stessa capacità di generare meraviglia, la medesima facoltà di stupire anche il più occasionale degli spettatori e - attraverso questo stupore - di invitarlo a riconsiderare il contesto in cui sia l'opera che il suo oggetto di riferimento sono posti.
Il dipinto eseguito da Fabrizio Musa celebra Terragni in molti modi, ma in uno in particolare. Trovandosi poco distante dal quartiere della Cortesella, richiama perlomeno idealmente la figura del grande architetto alle soglie di una zona della città che da lui avrebbe potuto ricevere un importante contributo. La vicenda della mancata ristrutturazione della Cortesella a opera di Terragni rappresenta una delle tante occasioni mancate per ripensare coraggiosamente il tessuto urbano di Como. La realizzazione di quest'affresco induce tutto sommato a sperare che ci sia ancora qualche possibilità per farlo.
Trasformando un muro vuoto e spoglio in un immenso dipinto, Fabrizio Musa ha dimostrato che l'arte è lo strumento più opportuno per colmare le lacune estetiche del territorio. L'apporto della pittura, in questo caso, non ha solo ridefinito il contesto formale della città, ma anche dimostrato che persino quello sostanziale può essere radicalmente mutato.

Roberto Borghi

INTERVISTA DI CARLO GHIELMETTI A FABRIZIO MUSA

Carlo Ghielmetti : Mi sono messo nei panni di uno spettatore qualunque. Ovvero di chi passando, distrattamente o volutamente, di fronte al tuo wall painting si fermi e, trascorsi alcuni momenti di stupore, si chieda perché è stato fatto questo murales, perché quel soggetto e perché proprio lì, su quella parete cieca a due passi dal Duomo.

Fabrizio Musa : Sarebbe troppo semplice rispondere con una frase di Le Corbusier che "Sono nato per guardare immagini e disegnare". In realtà, penso che inizialmente ci sia stata quella componente che io chiamo 'innatismo inconscio', ovvero sono stato aiutato dal fatto di essere comasco, di aver sempre vissuto a Como, a contatto visivo, fisico e spirituale con le architetture di Giuseppe Terragni, fin dai primi anni della mia infanzia.

C.G. Sono d'accordo, come anche concordo sul fatto che l'inizio delle celebrazioni per il primo centenario della nascita di Terragni sia servito da elemento scatenante per la creazione artistica. Però, sono anche convinto che tutto ciò non basti. Ad esempio, perché proprio il Novocomum, e non un'altra architettura.

F.M. Il Novocomum è l'architettura di Terragni che più mi ha intrigato, interessato, incuriosito. L'ho vista, rivista, studiata... non ho mai perso l'occasione per passarle di fianco e, quando possibile, di entrare nel ventre di questo enorme edificio che mi dava al tempo stesso l'idea di una grande solidità, ma anche di un'enorme leggerezza. Per un pittore come me, inoltre, le sue forme erano un'attrazione troppo forte, da poterne rimanere insensibile.

C.G. Da quanto mi stai dicendo, però, si intuisce che dietro tutto il tuo lavoro ci sia uno studio, anche teorico del Razionalismo. A tal proposito, avrai ben presente il fotomontaggio apparso sulla rivista "Quadrante", dove vengono sovrapposte le architetture del Duomo di Como, della cappella dello Juvarra e proprio del Novocomum.

F.M. Assolutamente si. Posso dire che sono partito proprio proprio da quel fotomontaggio.

C.G. Spiegati meglio.

F.M. Nelle mie intenzioni volevo riportare nel centro storico di Como, all'interno delle mura cittadine, un'architettura moderna, significativa come quelle di Giuseppe Terragni. Quella del Novocomum mi è sembrata fin da subito la più adatta, sia per riprendere l'immagine del fotomontaggio, ma soprattutto per creare una linea di continuità tra questo edificio, ricostruito 'virtualmente', il Duomo, la sua cupola, e la Casa del Fascio che dista solo un centinaio di metri più in là.

C.G. è forse questo il motivo per cui non hai utilizzato l'immagine del Monumento ai Caduti che, formalmente, con il suo sviluppo verticale, sarebbe stato più semplice da rappresentare?

F.M. Non è solo un problema formale, anche perché quello che ho dipinto è in realtà solo un particolare dell'edificio, sul quale ho giocato prospetticamente. Ma mi piaceva l'idea di dipingere una casa sulla casa, cercando di riportare così anche le storie, le vite che in queste due case si sono svolte.

C.G. Parlando però di prospettiva, mi sembra di cogliere che uno dei pregi del tuo wall painting sia proprio il fatto che lo si possa vedere da più angolazioni, ciascuna delle quali ridà delle suggestioni particolari.

F.M. è vero; per questo mio lavoro, parlo di 'prospettiva disorientante'. Ho giocato su una esasperazione della visione. Ovvero, la prospettiva da cui sono partito è colta dal basso verso l'alto. D'altro canto, non ho mai smesso di considerare questa parete come un'immensa tela e che quindi la sua visione dovesse essere colta correttamente anche a 30... 40... 50 metri di distanza, come si fa con i quadri in una stanza.

C.G. Non solo... la parete ha anche uno sfogo su una stradina che provoca una visione da trompe l'oeil.

F.M. è vero, arrivando da piazza Gobetti, la parete sembra gonfiarsi... sembra fare una pancia che avvicinandosi si raddrizza e scompare.

NOVOCOMUM XXL TXT

Il Novocomum di Giuseppe Terragni appare a sorpresa nel centro città.
Una opera di trasformazione urbana che in un solo momento riduce la distanza di cento anni di storia, scuote i percorsi della consuetudine cittadina e riqualifica la semplice parete di un edificio civile.
E diventa un'opera d'arte in senso pieno ed effettivo, un'opera che vive grazie al prodotto del genio di Terragni e alla visione post-contemporaneo di Fabrizio Musa, artista comasco tra i più promettenti con un serio bagaglio di esperienze di riconoscimenti internazionali.
Il linguaggio digitalizzato della scanner art di Musa duplica l'architettura rivoluzionaria del maestro del razionalismo in un'estensione di significato che diventa patrimonio della città.
Questa la ragione per la quale il comune di Como ha deciso di sposare l'idea del giovane artista e di produrre direttamente, grazie alla illuminata disponibilità dei proprietari dello stabile e con l'aiuto di energie private, questo enorme murales come segno di omaggio al grande architetto nel primo centenario della nascita.
Un'opera che potrà vivere e restare nel tessuto dell'identità della nostra città, che più di ogni altra al mondo custodisce il patrimonio architettonico di Terragni e che ha voluto celebrare degnamente il 2004 con una serie di mostre ed eventi culturali internazionali.
Como ha scelto con decisione la via dell'investimento culturale come fattore strategico per il suo sviluppo futuro; l'idea di voler esser sempre più laboratorio creativo per l'elaborazione di tendenze è una sfida che si gioca negli orizzonti internazionali della pittura, della fotografia, della scultura, dell'arredo e della riqualificazione urbana.
Il grande murales di Musa interroga il linguaggio del simbolo, entra in relazione con la modernità senza tempo di architettura sempre viva e riesce a sfuggire alla logica del particolare del contingente per arrivare a trasmettere a tutti il senso pieno della progettualità.
Un esperimento audace, dunque, di un artista contemporaneo armato degli strumenti tecnologici dell'oggi che attraverso un filtro della sua sensibilità ha saputo entrare in relazione diretta con Giuseppe Terragni, riuscendo a dialogare con la modernità delle linee straordinariamente forti ed attuali del Novocomum.

Sergio Gaddi
Assessore alla Cultura del Comune di Como